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Ultima modifica: 24 Agosto 2015

Frequently Asked Question (FAQ)

Cos’è la pagina FAQ?

Ecco una serie di domande che riceviamo di solito quando parliamo della nostra vocazione. Le risposte sono volutamente sintetiche per dare, in questo spazio accessibile a tutti, informazioni semplici e chiare; sono essenziali per invitare chi fosse interessato in modo specifico ad approfondire le varie questioni con le donne che vivono questa forma di vita consacrata o con i testi indicati nel sito. Nel caso di un ulteriore desiderio di comprensione a chi fosse direttamente coinvolta nel cammino verso la consacrazione, consigliamo l’iscrizione alla parte riservata del sito.

1. Che cos’è la consacrazione nell’Ordo virginum?

La consacrazione nell’Ordo virginum è la scelta di vivere per tutta la vita la verginità “per il regno dei cieli”, in un contesto quotidiano di vita, simile a quello in cui vive la maggior parte delle persone.

2. Quando nasce questo Rito?

Il rito di consacrazione delle vergini nasce nei primi secoli della Chiesa. Caduto in disuso per secoli, per ragioni storico-culturali, il Concilio Vaticano II ne ha auspicato il ripristino.

3. In che senso si intende la verginità?

L’impegno a vivere nella verginità, che si assume con la consacrazione, è per sempre. Nelle Premesse alla Consacrazione del Pontificale Romano, al n. 5, si afferma: “Possono ricevere la consacrazione pubblica con solenne rito liturgico quelle donne che non siano mai state sposate né abbiano mai vissuto pubblicamente in uno stato contrario alla castità”.

4. Che cosa vuol dire “sponsalità”?

Nel Rito si parla di “sponsalità”: con questa parola si vuol far capire che il legame con Gesù, che si celebra e si costruisce pian piano nella vita, è forte ed esclusivo, trasforma e coinvolge totalmente. Questo legame è una testimonianza del vincolo indissolubile che Gesù ha stabilito con la Chiesa sposa, così come lo è, in modo diverso ma complementare, l’unione degli sposi cristiani. La sponsalità si esprime in una Chiesa concreta e la vergine consacrata non lo vive privatamente, ma radicata in un territorio e in una Chiesa particolare specifica, con cui ha un rapporto di fede e di vissuto visibile.

5. Che differenza c’è con le suore/la vita religiosa/gli istituti secolari o altre forme di consacrazione più recenti?

La vergine consacrata non ha connotati esteriori che la caratterizzino, non c’è un Istituto o delle Costituzioni, un abito che la distingua, l’obbligo della vita comunitaria, un carisma uguale per tutte cui riferirsi. La vergine consacrata non ha superiori e il suo riferimento è il vescovo della Chiesa particolare, dal quale riceve pubblicamente la consacrazione.

6. Che legame ha con la Chiesa diocesana? Che responsabilità ha la Chiesa particolare nei suoi confronti?

Il legame della vergine consacrata con la Chiesa diocesana può assumere forme e modalità diverse a seconda di vari elementi: la storia di ogni diocesi e del suo Ordo, il vescovo che la guida, la storia personale, il progredire del cammino. È compito del vescovo conoscere e discernere i carismi e il cammino personale di ciascuna consacrata, che si assume in prima persona la responsabilità del proprio cammino, delle proprie scelte e di come vivere la vocazione.

7. A chi obbedisce la vergine consacrata?

La vergine consacrata, pur non emettendo il voto specifico, vive l’obbedienza al Vangelo, nella sequela di Cristo, nell’impegno di portare a compimento la chiamata nei modi che, giorno per giorno, le vengono mostrati nella sua vita personale e nella comunità cristiana. Impara a interrogarsi continuamente e ad obbedire con fiducia ogni giorno anche a richieste ed urgenze proposte dal vescovo, purché compatibili con la sua vita.

8. Deve rendere conto a qualcuno?

La sua figura di riferimento è il vescovo; con lui discerne il proprio cammino vocazionale. La forma pubblica della propria consacrazione la impegna a testimoniare con una coerente condotta di vita la propria appartenenza a Cristo sposo.

9. Chi la segue? Deve avere un direttore spirituale?

Il vescovo ha il compito di seguire la nascita e lo sviluppo della sua vocazione nella Chiesa particolare. A volte nomina un sacerdote, suo delegato, per accompagnare in modo più vicino, costante ed efficace, il cammino della singola e dell’Ordo diocesano. Alla singola consacrata è poi affidato il compito di crescere nel dialogo di discernimento con un accompagnatore/accompagnatrice spirituale; di curare anche il proprio percorso spirituale ed umano con i mezzi e le persone che la possono aiutare a vivere in autenticità il dono ricevuto dal Signore.

10. Dove vive?

La vergine consacrata può vivere da sola, in famiglia, con altre persone, in gruppi più o meno organizzati, in una casa di proprietà o in affitto, in strutture private e non. Ciò che conta è che ogni scelta venga fatta per concretizzare al meglio e con autenticità la propria consacrazione.

11. Come vive?

La vergine consacrata si mantiene con il suo lavoro e rispetta a tal proposito le leggi vigenti in Italia. Qualora fosse retribuita da strutture ecclesiali, questo non le deriva dal suo essere consacrata, ma dal lavoro effettuato in base alle competenze possedute.

12. Vive in comunità?

Il Codice di Diritto canonico (n° 604) prevede che sia possibile la forma associativa per “osservare più fedelmente il loro proposito e aiutarsi reciprocamente nello svolgere servizio alla Chiesa che è confacente al loro stato”. Essa non è condizione indispensabile per l’ammissione alla consacrazione.

13. Cosa fa in diocesi?

Il primo servizio della vergine consacrata è quello di “essere” segno profetico ed escatologico dell’amore della Chiesa vergine e sposa di Cristo. La consacrata non ha un preciso compito pastorale nella propria diocesi e non viene neppure consacrata in vista di un’attività specifica. In dialogo con il vescovo, nel discernimento dei propri carismi, ciascuna trova il modo migliore per vivere in autenticità e originalità la vocazione.

14. Come si fa a ricevere la consacrazione? C’è un limite di età?

La consacrazione è la risposta ad una chiamata che coinvolge tutto l’arco della vita. Dopo un percorso serio di discernimento personale nella Chiesa particolare e un tempo congruo di formazione, la donna può essere ammessa alla consacrazione dal suo vescovo. È importante che essa abbia una chiara conoscenza di se stessa e abbia una sua stabilità personale e spirituale, perciò un’età troppo giovane non è consigliata.

15. La consacrazione è per sempre?

La consacrazione viene celebrata una sola volta e vale per tutta la vita.

16. Ci sono i voti?

Non ci sono i voti come nella professione religiosa o in alcune forme secolari di vita consacrata. La vergine consacrata emette, con il Rito di consacrazione, il “proposito di castità”. I consigli evangelici di povertà e obbedienza vanno seguiti con modalità da verificare assieme al proprio accompagnatore spirituale ed al vescovo a seconda delle diverse condizioni di vita.

17. Ci sono i voti temporanei?

Nel cammino di preparazione a questa forma di vita consacrata non sono previsti voti temporanei.

18. Si può cambiare idea dopo la consacrazione?

Qualora la consacrata si senta chiamata ad una diversa scelta vocazionale è opportuno un aperto e profondo confronto con il proprio accompagnatore spirituale e con il vescovo per decidere come portare avanti la propria vita di fede.

19. C’è una superiora?

Non ci sono figure come la superiora, ma ci sono figure di riferimento come il vescovo diocesano, il suo delegato e l’accompagnatore spirituale. Nell’Ordo virginum ci possono essere donne consacrate che accompagnano il cammino di altre donne, ma ciò avviene in modo concordato e in uno stile fraterno e paritario.

20. C’è una sede? C’è un istituto?

L’Ordo virginum non ha una sede o un istituto, anche se in ogni diocesi esso può avere i suoi luoghi di riferimento in cui ritrovarsi per gli incontri o per la formazione comune.

21. Che regola segue? Che spiritualità segue?

La vergine consacrata mette a fuoco nel tempo della formazione il suo stile di vita e lo presenta al vescovo come una propria regola di vita da verificare periodicamente. Non esiste una spiritualità propria dell’Ordo virginum in modo analogo alla spiritualità francescana, domenicana o altro, ma ogni consacrata nutre la propria fede, attingendo alla ricchezza del Rito di consacrazione, che definisce l’identità e la spiritualità della vergine consacrata. A volte può trovare aiuto e supporto in spiritualità del passato o del presente, che sono sempre un dono per tutta la Chiesa.

22. La consacrazione può essere fatta per una sola donna in diocesi?

Con la celebrazione della consacrazione, nasce in diocesi l’Ordo virginum, anche con una sola persona.

23. C’è uno statuto? Chi lo scrive? Ci sono indicazioni nazionali?

L’Ordo virginum non ha uno statuto diocesano o nazionale. Alcune diocesi, di solito dopo un certo periodo di sperimentazione, hanno pensato di fissare per iscritto alcuni criteri, orientamenti, condizioni che delineano la strada fatta e il cammino possibile. Sono testi che hanno più la caratteristica di Lineamenta, modalità più consona alla realtà dell’Ordo. Di solito scaturiscono dal lavoro di più mani, in un confronto interno dell’Ordo e con il vescovo. A livello nazionale la CEI ha pubblicato nel marzo 2014 la Nota pastorale L’Ordo virginum nella Chiesa in Italia.

24. Chi forma la donna che vuole consacrarsi?

Il vescovo è il responsabile della formazione e del discernimento vocazionale e svolge questo compito o direttamente o coadiuvato da un sacerdote suo delegato. Egli può svolgere il suo compito anche con l’aiuto di alcune vergini consacrate e altre figure.

25. Quando è anziana chi la mantiene? Dopo la consacrazione è da sola o può contare su qualcuno che la sostiene?

È importante che ogni vergine consacrata abbia una sua autonomia di vita e di sussistenza. Nella rete di relazioni nella Chiesa diocesana e nell’Ordo, la vergine consacrata può trovare vicinanza, sostegno e aiuto nell’ordine della gratuità, ma non del vincolo formale.

26. Ci si deve incontrare con le altre consacrate della diocesi e di diocesi diverse?

All’interno dell’Ordo diocesano, trovarsi insieme è un modo auspicabile per esprimere l’appartenenza alla Chiesa diocesana e per curare un cammino formativo comune. Non vi è obbligo formale per incontrarsi tra diocesi diverse, ma può essere un’occasione per condividere la stessa vocazione, per scambiarsi le esperienze e le domande, per intravvedere insieme le prospettive verso le quali maturare in questa vocazione anche come Chiesa italiana.

27. La consacrata nell’Ordo virginum deve stare nel consiglio pastorale parrocchiale?

Non si tratta di un diritto né di un dovere. Una simile partecipazione costruisce la comunità se è fatta in spirito di comunione e di servizio.

28. Ci sono dei segni distintivi che la identificano?

Durante la consacrazione le vergini ricevono l’anello; si può ricevere anche il velo e/o altro segno secondo le usanze e le consuetudini approvate e il libro della Liturgia delle ore.

29. A chi si deve fare riferimento per conoscere questa vocazione?

Prima di tutto è meglio rivolgersi alle vergini consacrate della propria diocesi. Se non ci sono, è utile conoscere anche consacrate di altre diocesi in modo da avere un racconto diretto di questa forma di vita consacrata da parte di chi la vive. Anche la partecipazione ai Seminari ed agli Incontri nazionali può essere un valido aiuto per meglio comprendere questa realtà nelle sue molteplici sfaccettature.

30. Può andare in un’altra diocesi per ricevere la consacrazione?

La celebrazione della consacrazione avviene nella Chiesa diocesana a cui si appartiene. Nel caso che la propria diocesi non sia aperta a un tale dono, può essere che, dopo un ponderato discernimento personale ed ecclesiale, si capisca che è meglio stabilire un legame di fede e di vita con un’altra Chiesa particolare, nella quale vivere e radicarsi e che diventa la propria Chiesa.

31. Può cambiare diocesi dopo che è stata consacrata?

Dopo la consacrazione è possibile cambiare diocesi, ma rimane il criterio di un vero inserimento ecclesiale e di un radicamento effettivo in un nuovo tessuto umano e diocesano, che è indispensabile per continuare ad essere segno. In ogni caso la decisione andrebbe presa anche attraverso un dialogo aperto e concreto con il proprio vescovo, oltre che con l’accompagnatore spirituale.

32. Esiste un luogo dove sono riportati i nomi delle consacrate in una diocesi?

Negli uffici di curia della diocesi, dovrebbe essere prevista la registrazione dell’avvenuta consacrazione.

33. Cosa si deve fare se il vescovo non vuole avere questa forma di

consacrazione nella sua diocesi?

È facoltà del vescovo valutare se accogliere o meno questa vocazione nella sua diocesi. Può essere utile avviare con lui un dialogo e un confronto alla luce dei testi del Magistero, delle esperienze di altre diocesi e della Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana.

34. Ci sono dei testi di riferimento da leggere? Ci sono dei riferimenti magisteriali?

Il testo più importante è il Rito di consacrazione e le sue introduzioni. Nel marzo 2014 è stata pubblicata la Nota pastorale della CEI L’Ordo Virginum nella Chiesa in Italia. C’è poi il Codice di Diritto canonico al n° 604 e i testi che lo commentano. Inoltre va citato il numero 7 dell’Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, dove è esplicito il riferimento all’Ordo virginum. Ne parla anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 922-923-924). L’esperienza dei Convegni nazionali inoltre ha prodotto materiale molto utile per un approfondimento dell’identità e della spiritualità della consacrata raccolto negli Atti.

35. Quante sono in Italia le vergini consacrate?

In Italia le vergini consacrate sono più di 500 e circa 450 in formazione (dati aggiornati al 30 novembre 2013).

Assemblea e dintorni


PREMESSA
La relazione “Assemblea e dintorni”, proposta di seguito, descrive in modo chia-ro e preciso quanto stabilito nel corso delle assemblee degli
Incontri nazionali dell’Ordovirginum, dando così vita a consuetudini e prassi, che si sonoevolute nel tempo in base alle esigenze del momento e
all’esperienza già maturata. Tali consuetudini riguardano alcuni aspetti fondamentali della realtà dell’Ordo, che ne delineano la fisionomia e lo stile, frutto delle scelte stabilite comunitariamente e concordemente.
Di seguito alla relazione, a pag. 11, trovate le “Linee guida”, ossia una serie di asserzioni in forma di sintesi delle scelte ultime maturate e
approvate dall’assemblea, che restano valide sin a quando, sempre durante le future assemblee, non si deliberi diversamente da come stabilito.
Esse nascono dall’esigenza di definire con chiarezza alcuni principi consolidati, per poter vivere il momento assembleare con la certezza di
quanto già decretato e con la consapevolezza di ciò che potrebbe essere modificato ed evoluto.


ASSEMBLEA E DINTORNI
Dall’origine dei Convegni nazionali (1988) e con il crescere delle persone coinvolte, cioè consacrate, interessate e partecipanti a tali
incontri, sono maturate delle esigenze di riflessione e di organizzazione che a loro volta sono nel tempo evolute in prassi. Ritrovarle
significa ripercorrere una storia, assumere delle modalità consolidate per condividerle o eventualmente per farle ulteriormente evolvere. Ciò riguarda in qualche modo tutte quelle persone che si sono inserite in questa storia ormai di venticinque anni, sia per farne memoria sia perché, non avendo partecipato direttamente, vogliono conoscerla.
Un punto di vista in questo senso, necessariamente limitato per renderlo più fruibile, riguarda alcune scelte sui lavori assembleari: una
condivisione in forma agile consentirebbe di rendere i futuri lavori più incisivi, evitando le difficoltà o la messa in discussione dovuta
semplicemente alla non conoscenza o non memoria di alcuni passaggi, peraltro sempre diffusi sul Foglio di collegamento e negli Atti relativi a cui si fa riferimento.
Dall’88 al ’93 i Convegni si svolgono a Vicenza, Roma e Bologna con poche decine di persone, si cerca un iniziale confronto approfondendo le caratteristiche della consacrazione; il tono è soprattutto informale.

Gruppo per il collegamento
Nel ’93 emerge l’esigenza di un collegamento per un cammino più condiviso, allargando il gruppo (inizialmente le consacrate di Vicenza) promotore del collegamento fra consacrate e concretamente si costituisce un “Gruppo per il collegamento” [in seguito gpc]basandosi sulle disponibilità delle presenti, costituito da sei-otto persone di diverse diocesi e rappresentative del nord-centro-sud Italia.Il Gruppo viene nominato di anno in anno fino al ’96, quando, durante l’assemblea delle consacrate (dal ’94 l’assemblea distingue i lavori fra consacrate e non consacrate), il gpc viene riconfermato con l’aggiunta di altre 3 persone fino al ’98. Alcune indicazioni per il lavoro del gruppo divengono una “Carta per il collegamento”, che viene approvata dall’assemblea del Convegno di Bari nel 1994 in una prima versione e in una seconda versione,che tenga conto dell’esperienza fatta, nell’assemblea del 30 dicembre ’98: in essa sono descritti significato, scopo, soggetti, servizio svolto, Convegno e assemblea delle consacrate (vedi Atti Frascati-Fiuggi 1998-2000, unico volume, pp.105-107).
In particolare: collegamento significa scambio, confronto, testimonianza tra consacrate di più diocesi; l’impegno per il collegamento può essere condiviso anche da persone in formazione o interessate; espressione visibile del collegamento è l’assemblea, costituita da coloro che di fatto sono presenti agli Incontri nazionali; l’assemblea per concretezza operativa designa il gpc, portavoce del collegamento fra diocesi e responsabile dell’aspetto pratico di esso.
Il gpc lavora con il mandato dell’assemblea, nel rispetto delle autonomie diocesane e dei carismi personali, è un servizio non vincolante e non costitutivo di rappresentanzain senso stretto. Viene definito nel ’98 il numero delle consacrate in sei, di diocesi diverse senza ulteriori
specificazioni; si chiede una disponibilità triennale che viene accolta dall’assemblea e può essere rinnovabile (si specifica che in caso di
mutate esigenze personali l’assemblea si fa carico di designare persone per la sostituzione).
La scelta delle persone che andranno a costituire il gpc è fatta scrivendo un elenco con tutte le consacrate presenti (salvo chi ha chiesto di
non essere inclusa), si danno tre preferenze e vengono elette sei persone.
Nel 2001 a Palermo si mantengono le caratteristiche generali del gruppo, sottolineando da un lato la necessaria conoscenza dell’Ordovirginum e la disponibilità di tempo e mezzi per lo svolgimento del servizio, dall’altro lato la necessità di costruire continuità. Solo le consacrate votano sei nominativi su schede apposite(il numero dei partecipanti è aumentato notevolmente),a partire da nove persone che hanno dato disponibilità (vedi Atti 2001, pp. 115-116.120).
Nel 2004 l’assemblea vota su proposta del gpc uscente la riduzione delle componenti a quattro(valutando la collocazione geografica ma
privilegiando disponibilità e attitudini personali) e degli anni del servizio a due con possibilità di rinnovo per un altro biennio: questo per
garantire a un maggior numero di persone di svolgere questo servizio senza ipotecare da subito un tempo molto lungo (vedi Atti Cetraro 2004, pp.158-159).
Nel 2008 il gpc uscente chiede all’assemblea di passare da quattro a cinque componenti oppure di mantenere il numero di quattro, ma con alcune disponibilità a portare avanti almeno per un anno delle precise collaborazioni(per i contatti stampa, per la spedizione Foglio, per la
riproduzione di CD con le relazioni, ecc.) da manifestare ed eventualmente accogliere durante l’assemblea stessa: l’assemblea sceglie questa seconda ipotesi (vedi Atti San Giovanni Rotondo 2008, pp.166-167.169). L’assemblea sceglie inoltre di considerare non prioritariama solo auspicabile la composizione diversificata nord-centro-sud del gpc, anche in considerazione della sua non rappresentatività nei confronti delle consacrate tutte e al fine di favorire la disponibilità reale e le attitudini personali (ribadendo la necessità di apertura alla dimensione nazionale; disponibilità di tempo, per spostamenti, di mezzi di comunicazione multimediali;adeguata maturità umana;capacità a lavorare in gruppo e a chiedere collaborazioni anche tenendo conto del lavoro fatto dai collegamenti precedenti).Da notare che dal 2001 l’assemblea è aperta a tutti i convenuti, come all’inizio, mentre si riserva alle sole consacrate, per motivi di continuità e conoscenza delle persone, solo l’accoglienza della disponibilità per il gpc. Vengono quindi espresse dalle consacrate due preferenze fra coloro che hanno espresso disponibilità per i due anni successivi; le schede per la votazione non si trovano più in cartellina, ma vengono consegnate alle singole consacrate presenti all’incontro, chiamate nominalmente.
Nel 2010 e 2012 si conferma tale modalità, auspicando che chi dà la disponibilità al servizio nel gpc, oltre alle caratteristiche già
individuate, abbia conoscenza del percorso e partecipazione agli Incontri nazionali e abbia già fatto una qualche esperienza di collaborazione nell’organizzazione degli Incontri nazionali o in altre attività seguite dal gpc (v. Atti Loreto 2010, pp.250-251). Nell’assemblea del 30 agosto 2013, nell’Incontro nazionale a Chiusi della Verna, è stato deliberato che, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Gruppo per il collegamento, esclusivamente per la fase che concerne le operazioni di voto, e prima della presentazione delle candidature, l'assemblea nomini una presidente, che coordinerà tutte le fasi elettorali. La persona nominata dovrà essere una consacrata e non dovrà essere una candidata.

Incontri nazionali
Iniziati nel 1988, nel 1995 sono già considerati una prassi. Vengono proposti da un anno all’altro sulla base delle indicazioni dell’assemblea e organizzati da una diocesi e dal gpc. Le tematiche sono inizialmente rispondenti a esigenze di riflessione su identità, formazione, missione, a volte sono piuttosto estemporanee: fino al 1998 il contributo diocesano nell’organizzazione mira soprattutto a esprimere il dono e la partecipazione della Chiesa ospitante.Più avanti si articolano in cammini pluriennali che tengono conto del cammino della Chiesa in Italia. La proposta, discussione e approvazione delle tematiche generali da affrontare, avviene sempre durante l’assemblea. La scelta delle modalità concrete (relazioni, tavola rotonda, gruppi di approfondimento), dei relatori e di altri momenti significativi avviene da parte del gpc in dialogo con le consacrate della diocesi ospitante, che fa da riferimento soprattutto per l’aspetto organizzativo-logistico.
La sede dell’incontro. Il crescente numero di partecipanti spinge a proporre sedi sufficientemente grandi, che spesso richiedono prenotazioni molto anticipate. Ci si orienta verso strutture vicine a santuari o seminari, chi ospita e supporta logisticamente l’incontro spesso appartiene a più diocesi vicine: a partire dall’Incontro di Cetraro 2004, e poi stabilmente da Verbania 2006, la proposta di ospitare l’Incontro nazionale è avvenuta a livello interdiocesano da parte delle diocesi in cui l’Ordovirginumè presente, con orizzonte regionale; questa tendenza a collaborare ha favorito l’organizzazione spontanea di ulteriori incontri interdiocesani durante l’anno. Dal 2005 e in modo più ufficiale dal 2008 si chiede una disponibilità di massima, da proporre all’assemblea, di una sede (con il relativo periodo di disponibilità) per l’Incontro previsto due anni dopo (in modo da contattare agevolmente le strutture più opportune): in tal senso l’assemblea dell’Incontro di San Giovanni Rotondo (v. Atti 2008, pp.167.169) ha scelto di considerare non prioritaria ma solo auspicabile la precisa alternanza nord-centro-sud per la sede dell’Incontro an nuale, in modo da valorizzare le disponibilità reali delle persone e facilitare l’organizzazione logistica.
Il periodo fissato per l’incontro. Nei primi anni si sfruttano finesettimana o ponti a fine marzo o fine aprile - primi di maggio, poi fine dicembre - primi di gennaio. Per il 2001 si è proposto per la prima volta la settimana di fine agosto. Il buon numero di adesioni ha fatto
scegliere ancora tale periodo nel 2002. Per il 2003 si è deciso di consultare, tramite il Foglio, tutte coloro che ne hanno richiesto l’invio
(consacrate e non), proponendo l’alternativa con il ponte del 1° maggio. Il sondaggio riferito in assemblea (v. Atti Marola 2003, p.82) ha
confermato il periodo di fine agosto come il più adatto. Nei dieci anni successivi il periodo, comunicato orientativamente durante l’assemblea dell’anno precedente e con precisione con l’invio del Foglio, ha oscillato fra fine luglio e la seconda metà di agosto, anche in considerazione della disponibilità delle strutture contattate.

Foglio
A cura del gpce su richiesta dell’assemblea delle consacrate del Convegno di Milano ’96,ha cominciato ad essere elaborato in proprio e inviato due volte l’anno il Foglio per il collegamento, a persone individuate come riferimenti diocesani o regionali (v. Atti Fiuggi 2000, p.165). All’ Incontro di Palermo viene presentato in una nuova veste grafica: il gpc degli ultimi tre anni ha curato otto uscite, spedendo da Verona a tutte le persone di cui si hanno contatti (consacrate, in formazione, interessate, vescovi, delegati e sacerdoti interessati) e a chiunque ne abbia fatto richiesta (si tratta di circa 620 copie). Lo scopo è aggiornare sul lavoro del gpc, specie in vista dell’Incontro nazionale, divulgare iniziative di interesse comune, segnalare pubblicazioni, eventi organizzati (come esercizi spirituali) e consacrazioni (v. Atti 2001, p.110). Negli anni successivi si verifica una crescita delle spedizioni, si comincia ad utilizzare anche qualche indirizzo email; qualcuno vorrebbe contribuire economicamente (v. Atti Macerata 2002, p.232; Atti Marola 2003 p.81).
Nel 2004 si spedisce da Pavia, la stampa è ancora in proprio a cura del gpc, ma dal giugno 2005 ci si affida a una tipografia per la stampa e si usa la modalità di spedizioni massive postatarget; si raggiungono così anche i Centri diocesani vocazioni,almeno per il Foglio in cui si presenta l’iscrizione all’Incontro nazionale (v. Atti Napoli 2005, p.100; Atti Verbania 2006,pp.128-129).
Durante l’assemblea di Loreto il gpc uscente relaziona circa la nuova veste grafica (a colori) data al Foglio e la richiesta di revisione degli indirizzi svolta nell’ultimo anno; già dal dicembre 2008 sono state invitate le persone a manifestare il desiderio di continuare a ricevere il Foglio, suggerendo di preferire la possibilità dell’invio via email per avere contatti più rapidi ed efficienti, risparmiare e ridurre il lavoro di spedizione, a tariffa agevolata fino a 1000 copie, ma sempre a cura del gpc. Ad agosto 2010 risultavano ricevere il Foglio via email circa 300 persone in alternativa al cartaceo (circa 700 persone, a cui aggiungere per la spedizione di giugno i CDV). Fra chi ha confermato la richiesta del cartaceo, c’è stato chi ha chiesto una copia da condividere con altre con cui vive, oppure spontaneamente ha deciso di inviare piccole offerte per contribuire alle spese (v. Atti Loreto 2010, p. 241-242).

Seminari di studio
Durante un momento assembleare aperto a tutte,all’interno del Convegno di Torino ’98, si prende atto dell’esigenza di conoscere meglio la realtà Ordovirginumper come si sta sviluppando in Italia, anche in vista di una relazione da fare a un’assemblea CEI da parte di mons. Bonetti (vedi dopo: Contatti CEI) e di approfondire alcune tematiche in appositi Seminari di studio (v. Atti Frascati ’98, p.52). Nell’incontro di Palermo 2001 si ribadisce l’utilità di Seminari organizzati dal gpcanche collegati allo stesso Incontro nazionale o durante l’anno, ma si sollecitano le singole ad organizzarsi, a proporre iniziative che il gpc comunica alle altre (v. Atti 2001, p.117).
Nel 2004 si decide la costituzione di un gruppo di studio permanente che affianchi il gpc, dopo il lavoro positivo del gruppo spontaneo che si era trovato in alcune occasioni segnalate tramite il Foglio e confluito nei lavori di Seminari di studio o laboratori (v. Atti Cetraro 2004, p.159). I Seminari di studio seguono l’Incontro nazionale ad anni alterni a partire dal 2003 e sono curati dal gpc, anche con il contributo di chi spontaneamente si è trovato, per approfondire tematiche emerse dagli Incontri nazionali o per riflettere sulla formazione anche con esperti;questo fino al 2007.Tale gruppo, costituito di volta in volta da dieci-dodici persone con notevole ricambio data la spontaneità, si è incontrato a Roma, Napoli, Macerata ( v. Atti Napoli 2005, pp.102-105; Atti Verbania 2006, pp.130-131). Altre iniziative a livello locale sono state segnalate tramite il Foglio.
Dal 2009 il gpc organizza un ulteriore appuntamento a carattere seminariale a Roma,in un finesettimana nella secondametà di febbraio. Sfruttando l’ottima collocazione logistica vicino alla stazione Termini, la partecipazione è stata sempre ampia (dalle 40 alle 60 presenze da circa 30 diocesi) e ha costituito un appuntamento utile anche per un incontro apposito del gpc con i delegati diocesani per l’Ordovirginum. Durante l’Incontro di Bergamo, l’assemblea ha valutato l’esperienza triennale come positiva e da rendere stabile (v. Atti San Gabriele 2009, pp.106-107; Atti Loreto 2010, pp.246-247; Atti Bergamo 2011, p.143).

Convegni-pellegrinaggi internazionali
Nel 1995 c’è il primo Convegno pellegrinaggio internazionale a Roma a 25 anni dalla promulgazione del Rito; di fatto sostituisce l’appuntamento nazionale. In quell’occasione le consacrate della Giordania propongono un pellegrinaggio in Terra Santa per il Giubileo del 2000.
Successivamente il Convegno pellegrinaggio si è svolto a Roma, ma durante l’assemblea del 2006 a Verbania si è deciso di favorire la partecipazione delle italiane a tale convegno previsto nel maggio 2008 (con una organizzazione coordinata e parallela), ma di non interrompere il percorso degli Incontri nazionali, decisione ribadita durante l’assemblea dell’Incontro di Collevalenza (v. Atti 2006, p.140; Atti 2007, p.98). La scelta è sembrata positiva in una lettura successiva (v. Atti San Giovanni Rotondo 2008, p.160), anche se ha comportato un notevole carico di lavoro in più per il gpc. Interessanti, sempre dal punto di vista dello sviluppo storico, le letture della situazione italiana presentate nel ’95 e nel ’08 per le presentazioni nazionali.

Sito internet ufficiale
Se ne comincia a parlare ufficialmente nell’assemblea dell’Incontro di Cetraro (v. Atti 2004, p.160) con lo scopo di facilitare la conoscenza dell’Ordovirginum nel modo più obiettivo possibile, inserendo materiali affidabili e condivisi. Si decide di incoraggiare la realizzazione di siti diocesani che riflettano le esperienze locali; di verificare la possibilità di uno spazio presso il sitowww.chiesacattolica.it, per materiale ufficiale o di interesse nazionale;di verificare la possibilità di un altro sito per inserimento di materiale proveniente da gruppi di lavoro come da disponibilità già data da un’associazione di Cerisano (CS).Presto la strada di inserirsi sul sito ufficiale della CEI si manifesta non percorribile. Durante l’assemblea dell’Incontro di Verbania (vedi Atti 2006, pp.134-135) si conferma che si è dato avvio al progetto grazie alla collaborazione tecnica di don Emilio Aspromonte di Cosenza (delegato dell’Ov diocesano); il sito in realtà resta in costruzione per alcuni anni, per vari problemi tecnici e per altre priorità che si sono seguite (v. Atti Collevalenza 2007, p.94), anche se è già utilizzabile per consultare alcuni materiali utili su aspetti storici, liturgici, formativi, bibliografici. L’assemblea dell’Incontro di Loreto (v. Atti 2010, p.248.254) approva su proposta del gpc uscente di procedere all’attuazione di un sito che sia espressione della realtà italiana nel suo complesso secondo lo stile del tenersi in collegamento, maturato e condiviso negli ultimi decenni, in particolare: la gestione sarà curata dal gpc, ma attraverso una commissione dotata delle competenze tecniche necessarie; un membro del gpc per ora si farà carico di acquistare il dominio; si inseriranno subito materiali condivisi (es. Rito, contributo per la CEI 2002,riferimenti a documenti del Magistero, percorso storico italiano preparato in occasione del Convegno-pellegrinaggio internazionale 2008, il percorso degli Incontri annuali, estratti del Foglio di collegamento); si propone di inserire un elenco delle diocesi in cui è presente l’Ordovirginum, regione per regione, con gli eventuali links ai siti diocesani, ma senza riferimenti personali. Nell’assemblea dell’Incontro di Bergamo (v. Atti 2011, pp.138-139) il sito viene presentato nella struttura, con i relativi costi di attuazione. Il sito, aperto a eventuali proposte di miglioramento, presenta oltre al materiale previsto, una sezione news ed eventi, un’area per inserire materiale dalle diocesi, un’area riservata con materiali più personali. L’indirizzo è www.ordovirginum.org.

Contatti CEI
In occasione del sinodo sulla vita consacrata viene preparato dal primo gpc un documento da inviare alla CEI (1994). Negli anni seguenti,durante gli Incontri nazionali, i vescovi diocesani hanno un momento di incontro con le convenute. Nel tempo diviene una prassi invitare i vescovi delle diocesi vicine, talvolta tutti quelli della regione ecclesiastica corrispondente, in particolare a presiedere i vari momenti liturgici.
Il gruppo dei delegati nel Convegno del 1996 a Milano mostra l’esigenza di chiedere alla CEI un documento base che precisi ai vescovi le note essenziali di questa vocazione (v. Atti Frascati ’98, p.49). In vista della preparazione di tale testo definito Nota pastorale sull’Ordovirginume in segno di dialogo, nel 2002 viene inviato alla Commissione CEI per il Clero e la Vita Consacrata un contributo elaborato da un gruppo di ricerca, con esperti, stilato tenendo conto delle proposte di modifica da parte di persone consacrate, in formazione, interessate, di tutte le diocesi italiane (v. Atti Macerata 2002, pp.233-235). Un primo testo, elaborato dalla Commissione Clero e Vita Consacrata, viene sottoposto all’esame dell’Ufficio giuridico della CEI (v. Atti Cetraro 2004, p.157) e consegnato in bozza al Consiglio Permanente CEI (v. Atti Napoli 2005, p.105). Il testo viene rimandato in Commissione senza approvazione, anche se si conferma un’attenzione al riguardo; avviene un incontro nel gennaio 2007 fra il gpc e la Commissione CEI che ha rinnovato i suoi membri (v. Atti Collevalenza 2007, p.94), anche in vista di una valutazione della nuova bozza da parte del gpc stesso. Si ribadisce in quella occasione che la Nota non aggiungerebbe nulla all’identità e missione dell’Ordovirginum, che ha svolto il suo cammino ormai pluridecennale, ma che la pubblicazione avrebbe utilità in quelle situazioni in cui i vescovi vogliano avere dei chiarimenti ufficiali su alcuni punti essenziali per l’accoglienza e la formazione delle candidate alla consacrazione. Da allora la commissione CEI ha visto un ulteriore rinnovamento dei membri, ma, nonostante alcuni discreti solleciti, non c’è stato nessun esito da tali contatti. In tal senso ha stupito la richiesta, non anticipata al gpc ed effettuata direttamente all’assemblea delle convenute all’Incontro di Bergamo, da parte di un membro della Commissione Clero e Vita Consacrata, di fargli pervenire per iscritto, negli stessi giorni dell’Incontro o immediatamente dopo, dei suggerimenti per la suddetta commissione in vista dell’esame della Nota, la cui pubblicazione appariva imminente (v. Atti Bergamo 2011, p.143). A tale richiesta il gpc e le convenute hanno cercato di rispondere al meglio, cogliendo l’occasione di dialogo proposta, nonostante la modalità irrituale, raccogliendo e inviando al vescovo i propri contributi e mostrando in ogni caso l’apprezzamento per la partecipazione personale all’Incontro.
In merito ad altri contatti con la CEI, è bene ricordare che dal 1998 al 2003Mons. Renzo Bonetti ha assunto il ruolo di referente verso la CEI per l’Ordovirginum, su indicazione dell’allora segretario CEI, l’attuale card. Ennio Antonelli. Questa figura, più volte sollecitata da parte delle consacrate come utile, non è più stata ripristinata.
Nel 2006 il segretario della CEI,mons. GiuseppeBetori, ha invitato una delegata per l’Ordovirginumal Convegno ecclesiale nazionale di Verona (v. Atti Verbania 2006, p.132).
Dal 2006 e con cadenza biennale, dietro richiesta del gpc, la stessa CEI si è fatta carico della consegna a tutti i vescovi diocesani degli Atti degli Incontri annuali (a partire da quelli del 2003), accompagnati da una lettera a firma del segretario CEI (v. Atti Verbania 2006, p.131; Atti San Giovanni Rotondo2008, p.159; Atti Loreto 2010, p.245).

Presenza al CNV
Durante l’Incontro nazionale del 2008 mons. Domenico Dal Molin, direttore del Centro Nazionale Vocazioni, ha invitato l’Ordovirginuma essere presente all’interno del CNV, attraverso “una rappresentante”.Dopo un primo contatto del gpc, e notando la difficoltà ad esprimere una presenza accanto ai rappresentanti di realtà spesso strutturate in modo gerarchico, nel 2009 si sono individuate due persone per una presenza di un anno ad experimentum, riconfermata durante l’assemblea del 2010 per un anno e ulteriormente durante l’assemblea 2011 fino a fine mandato (2013), considerando l’esperienza nel suo insieme positiva (v. Atti Loreto 2010, p.247; Atti Bergamo 2011, p.138).
I criteri per individuare chi doveva garantire tale presenza, presentati e approvati durante l’assemblea dell’Incontro di San Gabriele dell’Addolorata sono stati (v. Atti 2009, pp.107-108): molteplicità (è chiesta una persona, ma sembra meglio che ce ne siano due); capacità di collaborazione con i gpc che si succederanno (visto che la presenza al CNV dovrebbe durare cinque anni); conoscenza approfondita non solo delle caratteristiche della consacrazione, ma anche della realtà italiana e del cammino fatto negli ultimi anni;disponibilità di tempo e in giorni feriali. Le consacrate che su richiesta del gpc si sono rese disponibili offrono una presenza di ascolto e testimonianza fra le altre realtà vocazionali che non ha, e non intende avere, alcuna funzione di rappresentatività. Nel settembre 2012 il CNV è stato costituito in Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni (UNPV), con relativo nuovo regolamento.

Situazione economica
Le maggiori voci di spesa sono la stampa degli Atti, inizialmente curata dalla diocesi ospitante il Convegno nazionale e poi a cura del gpc (dal volume unico ’98-2000 presso una tipografia di Verona, agli Atti 2001 fino agli Atti 2011 presso una tipografia di Loreto); la stampa e spedizione del Foglio e del depliant; gli spostamenti e pernottamenti per le attività del gpc per organizzare l’Incontro annuale e vedere i relatori. I contributi spontanei o in vista dell’Incontro nazionale sono stati raccolti per anni su un conto corrente postale. Tale conto è stato chiuso per aprirne un altro nel 2004 a nome di un membro del gpcin carica (v. Atti Cetraro 2004, p.106; Atti San Gabriele 2009, p.105); è stata mantenuta poi la prassi di intestare il c/c postale a chi, nel gpc, segue l’aspetto economico.
Gli Incontri nazionali (almeno dal 2001) si autofinanziano e in genere resta un fondo cassa per le altre spese dell’anno. Dal ’99,a fronte di spese significative, il gpcchiede ogni uno o due anni un contributo alla CEI per le spese di carattere generale, mentre viene inviato un resoconto per le spese affrontate nell’ultimo periodo. Il contributo, che negli anni si è via via ridotto, anche perché meno necessario che all’inizio, in media è stato di 5000 € l’anno. Dal 2002 il contributo può essere erogato solo a enti con personalità giuridica: in quell’occasione e con grande disponibilità, che dura fino ad oggi,la diocesi di Macerata ha aperto un c/c bancario presso la Carifermo, la cui gestione resta a cura del gpc. Il c/c postale è un conto di passaggio per facilitare i pagamenti, quello bancario è il conto principale su cui confluiscono le principali voci di spesa e i versamenti effettuati sul c/c postale. Circa ogni due anni durante gli Incontri nazionali è stato inserito in cartellina il bilancio delle entrate e uscite.
Visto che i resoconti economici risultavano relativi a periodi non omogenei, per praticità e miglior raffronto, durante l’assemblea dell’Incontro di Loreto è stata approvata la proposta di presentare il resoconto economico appena possibile a cura del gpc precedente al termine del periodo di lavoro e relativo a tutte le entrate e uscite del biennio di attività (v. Atti Loreto 2010, p.253).
 

 

LINEE GUIDA: UNA PRASSI CONSOLIDATA NEL TEMPO

GRUPPO PER IL COLLEGAMENTO
1. Si compone di quattro consacrate, elette in Assemblea nell’Incontro nazio-nale fra quante hanno espresso esplicitamente la disponibilità a tale servizio.
2. L’assemblea si intende costituita solo dalle consacrate presenti, non è possibile la delega da parte di persone assenti ai lavori.
3. È auspicabile che le candidate conoscano il percorso fatto negli anni dall’Ordo virginum, partecipino abitualmente agli Incontri nazionali e abbiano già fatto qualche esperienza di collaborazione nell’organizzazione degli Incontri nazionali o in altre attività seguite dal Gruppo per il collegamento.
4. Prima delle operazioni di voto, l'assemblea nomina una presidente che coordinerà tutte le fasi elettorali. La persona nominata dovrà essere una consacrata e non dovrà essere una candidata.
5. Il mandato ha durata biennale, rinnovabile.
6. Nel caso in cui si verificasse la situazione di “decadenza” di tutti quattro i membri del Gruppo per il Collegamento, uno dei membri ha facoltà di candidarsi per un terzo mandato. Il suddetto membro deve comunque essere eletto dall’Assemblea.
7. La scheda di votazione è consegnata alle consacrate presenti, chiamate nominalmente.
8. Ogni consacrata può esprimere fino a un massimo di quattro preferenze.
9. Nella scelta l’assemblea è chiamata a privilegiare la disponibilità e le attitudini delle candidate.
10. È auspicabile e non prioritaria la composizione diversificata nord-centro-sud del Gruppo per il collegamento.
11. Qualora nel corso del mandato uno dei membri del Gruppo per il collegamento sia impossibilitato a proseguire il servizio, l’Assemblea è chiamata a sostituirlo.

INCONTRO NAZIONALE
1. In sede di assemblea si accolgono le proposte per eventuali collaborazioni con il Gruppo per il collegamento. È comunque facoltà del Gruppo di colle-gamento chiedere la collaborazione (di consacrate e non) per lo svolgimento di alcuni servizi per i quali si ritiene abbiano particolari attitudini
2. In sede di assemblea si accolgono le proposte per la sede dell’Incontro nazionale.
3. Le candidature possono essere fatte da una sola o da più diocesi insieme.
4. La scelta della sede dell’Incontro nazionale spetta all’assemblea e, se ciò non fosse possibile per qualunque motivo, viene presa dal Gruppo per il col-legamento.
5. La scelta della sede dell’Incontro è stabilita con due anni di anticipo.
6. Di norma l’Incontro nazionale si tiene nel periodo estivo (luglio-agosto).
7. È auspicabile, non prioritaria, l’alternanza nord-centro-sud della sede dell’Incontro.
8. L’organizzazione logistica dell’Incontro compete all’Ordo virginum della diocesi o della regione ospitante, in stretta collaborazione con il Gruppo per il collegamento.
9. L’organizzazione dell’Incontro nazionale, nella forma e nei contenuti, compete al Gruppo per il collegamento, tenendo presente le indicazioni assembleari.

FOGLI DI COLLEGAMENTO
1. È inviato gratuitamente in forma cartacea o via mail.
2. È inviato ai Centri diocesani vocazioni in prossimità dell’Incontro nazionale.
3. Informa sul lavoro svolto dal Collegamento e sulle iniziative dell’Ordo virgi-num italiano.

SEMINARI DI STUDIO
1. È organizzato dal Gruppo per il collegamento.
2. Si svolge, di norma, a Roma durante i primi mesi dell’anno.
3. Approfondisce tematiche legate al carisma dell’Ordo virginum con particolare attenzione al tema scelto per l’Incontro Nazionale.
4. In occasione del Seminario si cerca di organizzare anche un incontro dei Delegati diocesani dell’Ordo virginum per dar loro occasione di confronto e approfondimento del loro ruolo.

SITO INTERNET
1. È espressione della realtà italiana dell’Ordo virginum nel suo complesso.
2. È strumento di collegamento tra le consacrate.
3. La sua gestione è a cura del Gruppo per il collegamento.
4. Attualmente il dominio del sito è di proprietà del Gruppo per il collegamento che se ne è assunto l’onere, in accordo con il precedente titolare, nel mo-mento in cui è scaduta la concessione.

PRESENZA ALL’UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI (UNPV)
1. Essa è garantita da due consacrate, scelte dall’assemblea nell’Incontro na-zionale.
2. La presenza nell’UNPV non è rappresentativa, ma di ascolto e di testimo-nianza.
3. Le consacrate informano il Gruppo per il collegamento delle attività dell’UNPV.
4. Le consacrate relazionano in assemblea sul loro servizio nell’UNPV.

SITUAZIONE ECONOMICA
1. Il Gruppo per il collegamento informa l’assemblea circa la situazione econo-mica attraverso un bilancio che riguarda il biennio del precedente Gruppo per il collegamento e quindi da esso realizzato.
2. Il Gruppo per il collegamento cura le spese per la stampa degli Atti, il Foglio di collegamento, depliant, spostamenti e soggiorni per la programmazione e l’organizzazione degli incontri annuali o di altri incontri dove ritiene utile es-sere presente.
3. Ogni due anni è richiesto un contributo alla CEI per spese di carattere gene-rale.
4. Per l’accredito di tale contributo, è aperto un conto corrente bancario a no-me della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.
5. Il Gruppo per il collegamento invia alla CEI il resoconto delle spese effettua-te ogni qualvolta fa richiesta del contributo.
6. A nome del membro del Gruppo per il collegamento che segue l’aspetto e-conomico è aperto un conto corrente postale per le ordinarie operazioni e-conomiche.



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