Skip to content Skip to footer

FAQ

Cos’è la pagina FAQ*?

Ecco una serie di domande che riceviamo di solito quando parliamo della nostra vocazione. Le risposte sono volutamente sintetiche per dare, in questo spazio accessibile a tutti, informazioni semplici e chiare; sono essenziali per invitare chi fosse interessato in modo specifico ad approfondire le varie questioni con le donne che vivono questa forma di vita consacrata o con i testi indicati nel sito. Nel caso di un ulteriore desiderio di comprensione a chi fosse direttamente coinvolta nel cammino verso la consacrazione, consigliamo l’iscrizione alla parte riservata del sito.

La consacrazione nell’Ordo virginum è il rito liturgico con il quale la Chiesa riconosce la vocazione di quelle donne che sono chiamate ad una dedizione totale a Cristo, nella Chiesa, da svolgersi nelle comuni condizioni di vita della gente.

Il rito di consacrazione delle vergini nasce nei primi secoli della Chiesa. Col trascorrere del tempo di fatto si era abbandonata la celebrazione di questo rito, ma il Concilio Vaticano II auspicandone il ripristino, gliene ha dato nuovo vigore. Nel 1970 il rito rinnovato è stato inserito nel Pontificale Romano (https://www.ordovirginum.org/pontificale-romano/).

Nelle Premesse alla Consacrazione del Pontificale Romano, al n. 5, si afferma: “Possono ricevere la consacrazione pubblica con solenne rito liturgico quelle donne che non siano mai state sposate né abbiano mai vissuto pubblicamente in uno stato contrario alla castità”. L’impegno, che si assume con la consacrazione, è vivere nella verginità per sempre.

Nel Rito si parla di “sponsalità”. Ogni battezzato partecipa della condizione sponsale della Chiesa. All’interno della Chiesa Sposa, lo Spirito stesso depone nel cuore di ciascuno un desiderio di totale dono di sé che trova espressione sia nel matrimonio cristiano sia nella verginità consacrata in forme diverse, ma complementari. Coloro che accolgono il dono della verginità consacrata manifestano al mondo che Cristo è l’Unico, il Solo, il Tutto della loro vita.

La vergine consacrata è solo dedicata al servizio a Dio e ai fratelli, là dove il Signore la pone, a differenza degli ordini/istituti o forme di vita consacrata esistenti, i quali hanno sviluppato una spiritualità legata ad un carisma di fondazione e hanno costruito strutture per poter realizzare il loro scopo (monasteri, scuole, ospedali, case accoglienza, ecc.).

La vergine consacrata fa riferimento al Vescovo della Chiesa particolare e all’Ordo virginum diocesano nel quale è inserita a motivo della consacrazione ricevuta.

Le donne che ricevono questa consacrazione restano radicate nella Diocesi in cui già vivono e in seno alla quale si è compiuto il discernimento vocazionale e la preparazione alla consacrazione. A

questa Chiesa particolare sono legate da uno speciale vincolo di amore e di appartenenza reciproca. Prestano costante attenzione al magistero del Vescovo diocesano e si lasciano interpellare dalle sue scelte pastorali, per accoglierle responsabilmente, con intelligenza e creatività.

In quanto responsabile dell’ammissione alla consacrazione, il Vescovo diocesano presiede alla raccolta degli elementi di conoscenza di ciascuna candidata, stabilisce le modalità con cui svolgere un adeguato percorso di formazione e porta a compimento il discernimento vocazionale. Con la celebrazione della consacrazione il Vescovo presenta le consacrate alla comunità ecclesiale come segno della Chiesa Sposa di Cristo.

La vergine consacrata vive l’obbedienza al Vangelo, nella sequela di Cristo, nell’impegno di portare a compimento la chiamata alla santità nei tempi e modi che, giorno per giorno, la vita le presenta, in continua docilità all’azione dello Spirito e nel confronto/discernimento con la guida spirituale, per rispondere con generosità alla sua vocazione.

La sua figura di riferimento è il vescovo; con lui discerne il proprio cammino vocazionale. La forma pubblica della propria consacrazione la impegna a testimoniare con una coerente condotta di vita la propria appartenenza a Cristo sposo.

Il Vescovo, che ha il compito di seguire la nascita e lo sviluppo della sua vocazione nella Chiesa particolare, a volte si serve di un sacerdote, suo delegato, per accompagnare in modo più prossimo, costante ed efficace, il cammino della singola e dell’Ordo diocesano. Alla singola consacrata è poi affidato il compito di approfondire la conoscenza del dono ricevuto e di portarlo a compimento nel confronto/dialogo/ discernimento con un accompagnatore/accompagnatrice spirituale.

La vergine consacrata decide autonomamente dove vivere se da sola, in famiglia, con altre persone consacrate, ecc. Ciò che conta è che ogni scelta le permetta di vivere con autenticità la propria vocazione.

La vergine consacrata si mantiene con il proprio onesto lavoro.

Il Codice di Diritto canonico (n° 604) prevede che sia possibile anche la forma associativa per “osservare più fedelmente il loro proposito e aiutarsi reciprocamente nello svolgere servizio alla Chiesa che è confacente al loro stato”. Essa non è condizione indispensabile per l’ammissione alla consacrazione.

Il primo servizio della vergine consacrata alla Chiesa è quello di “essere” fedele alla propria vocazione. In dialogo con il Vescovo, nel discernimento dei propri carismi, ciascuna trova il modo migliore per vivere in autenticità e originalità la propria vocazione, non necessariamente all’interno delle strutture ecclesiastiche, nelle quali, come tutti i battezzati, può svolgere servizi di volontariato.

La consacrazione è la risposta ad una chiamata. Dopo un percorso serio di discernimento personale nella Chiesa particolare e un tempo congruo di formazione, la donna può essere ammessa alla consacrazione dal suo Vescovo. È importante che essa abbia una chiara conoscenza di se stessa, una vita spirituale, e una maturità umana che le permetta di vivere fedelmente questa vocazione che richiede, per lo più, una vita solitaria. Per questo non è consigliabile la consacrazione in giovane età.

La consacrazione viene celebrata una sola volta e vale per tutta la vita.

Non ci sono i voti come nella professione religiosa o in alcune forme secolari di vita consacrata. La vergine consacrata emette, con il Rito di consacrazione, il “proposito di castità”. I consigli evangelici di povertà e obbedienza vanno comunque seguiti ma con modalità da verificare assieme al proprio accompagnatore spirituale ed al Vescovo a seconda delle diverse condizioni di vita.

Non essendo prevista al termine del cammino di preparazione l’emissione di voti, non sono contemplati voti temporanei.

Qualora una consacrata, per cause molto gravi valutate davanti a Dio con attento discernimento, intenda essere dispensata dagli impegni derivanti dalla consacrazione, si rivolgerà al proprio Vescovo diocesano presentando una richiesta scritta. Il Vescovo non trascurerà di proporle gli aiuti appropriati e un tempo adeguato per il discernimento e accederà alla concessione della dispensa soltanto dopo aver vagliato a fondo le motivazioni della richiesta.

Non ci sono figure come la superiora, ma ci sono figure di riferimento come il Vescovo diocesano, il suo delegato e l’accompagnatore/trice spirituale. Nell’Ordo virginum ci possono essere consacrate che accompagnano il cammino di altre donne, ma ciò avviene in modo concordato e in uno stile fraterno e paritario.

L’Ordo virginum non ha una sede.

La vergine consacrata mette a fuoco nel tempo della formazione il suo modo di essere fedele alla vocazione e lo presenta al Vescovo come una propria regola di vita da verificare periodicamente.

Ogni consacrata nutre la propria fede, attingendo alla ricchezza del Rito di consacrazione, che definisce l’identità e la spiritualità della vergine consacrata e alla spiritualità diocesana declinata nell’anno liturgico.

Con la celebrazione della consacrazione, nasce in Diocesi l’Ordo virginum, anche con la presenza di una sola persona

L’Ordo virginum non ha uno statuto diocesano o nazionale. Alcune Diocesi hanno elaborato dei Lineamenta, nei quali sono delineate le caratteristiche e le modalità di vita della consacrata e dell’Ordo Virginum a cui appartiene. Di solito scaturiscono dal lavoro di più mani, in un confronto interno dell’Ordo e con il Vescovo. A livello nazionale la CEI ha pubblicato nel marzo 2014 la Nota pastorale L’Ordo Virginum nella Chiesa in Italia. Nel 2018 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica della Santa Sede ha pubblicato “Ecclesiae Sponsae Imago” Istruzione sull’Ordo Virginum.

Il Vescovo è il responsabile della formazione e del discernimento vocazionale e svolge questo compito o direttamente o coadiuvato da un sacerdote suo delegato. Egli può svolgere il suo compito anche con l’aiuto di alcune vergini consacrate e altre figure.

È importante che ogni vergine consacrata abbia una sua autonomia di vita e di sussistenza per cui non potrà contare sul sostentamento da parte di istituzioni ecclesiastiche.

All’interno dell’Ordo diocesano, trovarsi insieme è un modo auspicabile per esprimere l’appartenenza alla Chiesa diocesana e per curare un cammino formativo comune. Non vi è obbligo formale per incontrarsi tra diocesi diverse, ma può essere un’occasione per condividere la stessa vocazione, per scambiarsi le esperienze e le domande, per intravvedere insieme le prospettive verso le quali maturare in questa vocazione anche come Chiesa italiana.

Non sono previsti posti privilegiati o riservati. La partecipazione è, invece, per libera scelta personale di impegno e di servizio.

Solo la testimonianza di una vita donata può identificare la vergine consacrata.

Ormai internet è fonte di indicazioni utili, molte Diocesi, infatti, hanno pagine dedicate all’Ordo virginum con l’indicazione di contatti a cui riferirsi. Anche la partecipazione ai Seminari ed agli Incontri nazionali, segnalati su questo sito, può essere un valido aiuto per meglio comprendere questa realtà nelle sue molteplici sfaccettature.

La celebrazione della consacrazione avviene nella Chiesa diocesana a cui si appartiene.

Qualora una consacrata intenda trasferirsi stabilmente in un’altra Diocesi, ne esporrà le motivazioni al proprio Vescovo, il quale le manifesterà il proprio parere. Potrà poi chiedere al Vescovo della Diocesi in cui intende trasferirsi di essere accolta nell’Ordo virginum locale. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto una presentazione della consacrata dal Vescovo della Diocesi di provenienza, in cui siano esposte anche le ragioni del trasferimento e il suo parere, deciderà in merito e comunicherà la risposta all’interessata e, se affermativa, la introdurrà nell’Ordo virginum locale.

Negli uffici di curia della Diocesi, è prevista la registrazione dell’avvenuta consacrazione.

È facoltà del Vescovo valutare se accogliere o meno questa vocazione nella sua Diocesi. Può essere utile avviare con lui un dialogo e un confronto alla luce dei testi del Magistero, delle esperienze di altre Diocesi e della Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Istruzione vaticana.

Oltre ai documenti ufficiali citati, esiste ormai una letteratura abbondante, rintracciabile anche in internet. Ci sono poi i libri editi da questo coordinamento e pubblicati su questo sito.

 
 

In Italia le vergini consacrate sono circa 800 con molte donne ancora in formazione. Nelle pagine di questo sito è possibile consultare i dati aggiornati.