OMELIA
Il segno dell’Ordo Virginum vive nella nostra Chiesa da 30 anni. Oggi ci stringiamo particolarmente alle prime sorelle che hanno ricevuto la consacrazione nelle mani del Card. Salvatore Pappalardo il 23 marzo 1996 in Cattedrale: Anna Daniela Spatola, Giovanna Lo Coco, Nunzia Tarantino, Rosalia Pennisi, insieme a Maria Salvatrice Guaiana, Gaetana Tamburello e a Francesca Reda che già vivono nella comunione dei Santi. Con queste sorelle festeggia il trentennale anche Piera Tedesco consacrata a Milano dal Card. Carlo Maria Martini.
Questo segno dell’Ordine delle Vergini lo cogliamo in tutta la sua bellezza, come dono della creatività dello Spirito, alla luce delle letture bibliche odierne.
La verginità consacrata, il valore della castità, «non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici» (Francesco, Patris corde).
Nella prima Lettura il giovane saggio Daniele così si rivolge allo stolto anziano: «… la passione ti ha pervertito il cuore!» (Dan 13,56). Un cuore impuro preda i corpi: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi» (Mc 7,21). Violenza, guerra, inimicizie, calunnie.
Un cuore amante di Dio, puro, integro, trasparente, vergine, casto, è il vero unico presupposto per superare l’egoismo di matrice idolatrica che attanaglia i nostri stili di vita e le nostre relazioni. Solamente un cuore puro può amare e ricevere amore.
Nella pagina evangelica odierna Gesù oppone agli scribi e ai farisei il silenzio e li obbliga a spostare il loro sguardo. Quello di Gesù è un cuore dallo sguardo casto, puro, disarmato, misericordioso. Quello dei lapidatori è bramoso, possessivo, accusatore, violento.
Un cuore casto porta ad essere onesti con se stessi e con gli altri. Liberi da se stessi per generare cammini di libertà e cantare canti di liberazione e di gioia. Il cuore impuro è il cuore piccolo, infantile, possessivo, sprezzante, giudicante. Un cuore casto è un cuore grande, adulto, rispettoso dell’altro.
Gesù aveva detto a Nicodemo: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,17). Questo è il nostro Signore e Maestro pieno di misericordia. E lo benediciamo con tutti i peccatori del mondo. Questo è lo Sposo che rende la Chiesa sposa vergine, casta, feconda nell’amore. Segno e lievito di amore nel mondo in vista dei Cieli nuovi e della Terra nuova.
Comprendiamo così il segno dell’Ordo Virginum nella Chiesa e nel mondo. Memoria vivente di una Chiesa sposa casta, dal cuore puro e libero per amare con e come il Suo Signore. Memoria di una umanità che custodisce la memoria dell’amore perché non si raffreddino i cuori.
Queste donne non si consacrano “per fare cose”, perché hanno fallito altri obiettivi o per ripiegamento, e neanche per mettere su attività pastorali o per accudire i preti o tenere in ordine le chiese. Sono donne che vivono il primato dell’amore. Che dicono la sponsalità della Chiesa, il primato dell’amore a Cristo, il primato dell’amore come chiamata della famiglia umana a costruire la Casa comune nella giustizia, nella solidarietà e nella pace. La forza della carità che trasfigura le relazioni umane. Che anima la Chiesa-casa.
La vergine che si consacra per sempre nell’Ordo Virginum veste come gli altri, continua ad abitare nella sua casa a lavorare per guadagnarsi da vivere. Risponde però alla chiamata a spargere, ovunque vive, nel mondo e nella comunità cristiana i sentimenti di Gesù. La loro vita è quella di sempre, ma è tutta consacrata, riverbero della presenza amante di Dio Padre, del Figlio: l’Amato, dello Spirito Amore. La vita di ogni giorno e ricolma della presenza di Dio e del suo amore.
Grazie carissime per la vostra fedeltà alla chiamata alla verginità sponsale nell’Ordo Virginum.